Roberta Palla

Biotecnologa, segreteria scientifica e organizzativa

Roberta Palla

Qual è il tuo titolo di studio?

Laurea in Biotecnologie Mediche e Dottorato in Metodologia Clinica.

Perché hai scelto questo percorso formativo?

La scelta della laurea è stata motivata dal mio interesse nel comprendere i meccanismi biologici alla base delle malattie e nel contribuire alla scoperta di nuove terapie, mentre la decisione di intraprendere il dottorato è stata guidata dalla volontà di migliorare il mio approccio alla ricerca sulle cause delle malattie.

Di cosa ti occupi al Centro Emofilia e Trombosi Angelo Bianchi Bonomi?

Sono un Factotum, dalla ricerca all’organizzazione.

Cosa ti ha spinto a lavorare nel Centro Emofilia e Trombosi?

Lavoro qui fin dal tirocinio per la tesi di laurea, quindi da 25 anni e quello che ai tempi mi ha spinto a scegliere questo Centro è stata la presenza di metodologie all’avanguardia nel trattamento e nella gestione delle malattie emorragiche, che permettevano (e permettono) di lavorare su progetti di ricerca innovativi e di essere coinvolti in studi scientifici che possono fare la differenza nella vita dei pazienti.

Quali sono gli aspetti più importanti del tuo lavoro?

Migliorare i processi gestionali del Centro.

Cosa ti piace di più del tuo lavoro quotidiano?

Il contatto con le persone e la continua necessità di aggiornamento.

Se dovessi descrivere il tuo lavoro con una parola, quale sarebbe?

Una parola è troppo poco: stimolante ma a volte, decisamente caotico.

Come pensi che il tuo ruolo aiuti a migliorare l’esperienza dei pazienti?

Quando il mio tempo era dedicato al lavoro di laboratorio, indubbiamente sentivo di star contribuendo a una diagnosi più rapida e precisa delle malattie emorragiche e trombotiche che potesse permettere di intervenire tempestivamente sui pazienti con trattamenti mirati.  Mentre ora che sono principalmente impegnata nella gestione dei processi organizzativi, ritengo di contribuire all’ottimizzazione di efficienza e qualità dei servizi e dei progetti in corso.

Come ti descriverebbero le/i tue/oi colleghe/i?

Memoria di Ferro.

E tu, come ti descriveresti in tre parole?

Professionale, disponibile, “tendenzialmente” solare.

Qual è un aneddoto divertente che ti è capitato mentre lavoravi qui (senza fare nomi, ovviamente! ?)?

Ce ne sono a bizzeffe e la maggior parte annotati in un DIARIO speciale, ma segretissimo.

Se dovessi dare un consiglio a chi entra nel nostro Centro per la prima volta, cosa diresti?

Un centro di eccellenza come il nostro offre l’opportunità di lavorare in un team altamente qualificato e multidisciplinare, dove ogni professionista può crescere, imparare e condividere esperienze con esperti del settore, ma ci vuole innanzitutto tanto spirito di sacrificio e adattamento e tanta passione.

Cosa ti piace fare nel tempo libero?

Leggere, viaggiare e qualsiasi cosa fatta con la famiglia.

Cosa ti tiene sveglia/o la notte?

Nulla, sono una gran dormigliona!

Che libro stai leggendo attualmente?

“A volte Ritorno” di John Niven.

Il peggior sentimento del mondo?

L’invidia, credo che faccia fare o pensare cose riprovevoli.

Il miglior sentimento del mondo?

La generosità.

Film preferito?

“Le Ali della Libertà” di Frank Darabont.

Canzone italiana preferita?

Giulio Cesare” di Antonello Venditti.

Canzone straniera preferita?

Carrie” degli Europe.

Qual è la parola o frase che dici più spesso?

…non si può dire…

Cosa reputi veramente importante nella tua vita?

La famiglia (e gli amici) e tutti i sentimenti che ne scaturiscono.

Come ti vedi da qui a 10 anni?

Alle prese con gli amori di mia figlia! E le paturnie conseguenti di mio marito!

Cosa ti rende più orgogliosa di far parte del Centro Emofilia e Trombosi Angelo Bianchi Bonomi?

Il centro è un punto di riferimento nel trattamento delle malattie emorragiche e trombotiche, e farne parte permette di essere coinvolti in progetti di ricerca all’avanguardia, con la possibilità di contribuire a sviluppare terapie innovative e soluzioni che possono fare una differenza significativa per i pazienti. Le malattie rare e complesse non solo richiedono una competenza medica e laboratoristica specifica, ma anche una sensibilità e un impegno umano a tutti i livelli. Lavorare in un contesto che si dedica a queste patologie significa anche dare un contributo significativo a una causa sociale importante e questo è un grande orgoglio.