Medico specialista in medicina interna.
Ho avuto un professore all’università che si occupava di trombosi e mi ha trasmesso la passione per l’emostasi in generale.
Mi occupo della diagnosi e del trattamento delle patologie emorragiche e trombotiche, e seguo anche i pazienti con malattie rare come la porpora trombotica trombocitopenica. Il mio ruolo include sia l’attività clinica che la ricerca.
È un centro di eccellenza a livello internazionale, dove posso coniugare assistenza clinica e ricerca. Qui ho la possibilità di lavorare con un team altamente qualificato e contribuire a migliorare la qualità di vita dei pazienti con patologie ematologiche rare.
L’attenzione al paziente, l’aggiornamento costante e la collaborazione multidisciplinare. Le malattie con cui abbiamo a che fare sono complesse e richiedono un approccio altamente specializzato.
Il rapporto con i pazienti, la possibilità di risolvere problemi clinici complessi e l’innovazione continua nel trattamento delle malattie rare.
Impatto. Ogni decisione può fare una grande differenza nella vita dei pazienti.
Cerco sempre di spiegare in modo chiaro le diagnosi e i trattamenti, rendendo il paziente parte attiva del percorso di cura. L’aspetto umano è fondamentale tanto quanto quello medico.
Probabilmente direbbero che sono determinata, divertente e appassionata del mio lavoro.
Spero che mi vedano come una persona sveglia, vivace e competente.
Curiosa, determinata, dinamica.
Una volta un paziente mi ha chiesto se fossi sicura di essere laureata perché sembravo “troppo giovane”. Lo ha detto con un sorriso, e alla fine si è fidato!
Affidatevi a noi senza timore: siamo qui per aiutarvi, rispondere a ogni dubbio e trovare insieme la soluzione migliore, siamo una famiglia.
Amo viaggiare, fare shopping, e passare il tempo con gli amici.
Il telefono della reperibilità spesso.
“Poesie” di Patrizia Cavalli
L’invidia.
La serenità.
“C’era una volta in America” di Sergio Leone.
Dipende dai periodi, ma probabilmente una di quelle che mi riportano indietro nel tempo.
Cambiano più spesso di quelle italiane.
Non quella che dico più spesso ma sicuramente la più particolare è “Ragazzi non potete capire, è successo il panico”
Gli affetti e il mio mitico cane Bartolomeo.
Mi vedo ancora qui ma con più esperienza.
La possibilità di lavorare in un centro d’eccellenza, fare la differenza per i pazienti e contribuire all’avanzamento della ricerca. Il clima con i Colleghi mi fa sentire in famiglia e c’è sempre qualcuno disposto ad aiutarti e sostenerti. Mi sento fortunata di poter fare quello che mi piace in un ambiente che mi piace.